La sinistra italiana: una storia di contraddizioni

C’è una cosa che colpisce sempre della sinistra italiana:
la straordinaria capacità di contraddirsi senza mai accorgersene.

Per cinquant’anni ha combattuto la religione come oppio dei popoli.
La Chiesa come potere oppressivo.
Il Vaticano come simbolo dell’oscurantismo.
Battaglie epiche per divorzio, aborto, laicità dello Stato.

Poi però accade qualcosa di incredibile.

Quando l’oscurantismo assume la forma della teocrazia islamica, improvvisamente diventa tutto “complesso”.

Un regime che reprime le donne.
Che perseguita gli omosessuali.
Che impicca gli oppositori.

Ma lì scatta la prudenza.
La cautela.
Il silenzio.

La storia, però, dovrebbe insegnare qualcosa.

Nel 1979 i comunisti iraniani aiutarono Ruhollah Khomeini a prendere il potere.
Nel 1983 furono messi fuori legge.
Nel 1988 migliaia di loro vennero impiccati nelle carceri del regime.

È una regola semplice della storia:
il fanatismo usa gli utili idioti… e poi li elimina.

Un’altra contraddizione riguarda la parola più abusata della politica italiana: fascismo.

Qualsiasi provvedimento non gradito diventa “deriva autoritaria”.
Qualsiasi riforma diventa “attacco alla democrazia”.

Ogni settimana siamo alla vigilia della dittatura.

Poi però, quando veri regimi reprimono il proprio popolo, quella parola sparisce.

Niente fascismo.
Niente dittatura.
Solo “complessità geopolitica”.

Ma la contraddizione più grande è forse un’altra.

Per trent’anni si è detto NO a tutto.
No alle infrastrutture.
No alle grandi opere.
No agli impianti energetici.

Ricorsi. Comitati. Blocco sistematico.

Poi gli stessi che hanno fermato tutto spiegano che l’Italia è ferma.

E naturalmente la colpa è sempre degli altri.

E infine c’è il capolavoro.

Riforme proposte dalla sinistra quando governava diventano improvvisamente pericolose quando vengono riprese da altri.

Non conta l’idea.
Conta la firma.

Se la proposta è “nostra” è progresso.
Se è degli altri è autoritarismo.

A quel punto una domanda diventa inevitabile.
Se avevano tutte queste soluzioni…
perché non le hanno realizzate quando governavano?

Forse perché governare è difficile.
Molto più difficile che fare opposizione permanente.

Perché governare significa assumersi responsabilità.

Lamentarsi, dal divano e sui social, è lo sport nazionale più praticato.

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